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venerdì 11 aprile 2014

LA PROVINCIA DI MODENA EVADE MOLTO MA RISCUOTE ANCHE TANTO

La provincia di Modena evade più di tutte in Emilia Romagna, ma è anche quella che riscuote di più. Strana dicotomia. In Italia, il problema è sempre di grande attualità. È recente il caso di un evasore totale, che nel 2008 non aveva dichiarato alcun reddito, ma poi erano saltate fuori tre auto e tre case, compresa quella per le vacanze alle Egadi. Oppure quello di un Centro benessere clandestino, che una volta scoperto ha portato al recupero di 150.000 euro sottratti al fisco. Infine un proprietario di 30 case, che non aveva mai fatto la dichiarazione dei redditi. Ora sta versando 140.000 euro tra tasse non pagate, interessi e sanzioni.
Sono casi emersi nel corso delle verifiche dell'Agenzia delle entrate su segnalazioni dei Comuni, grazie al patto con le amministrazioni locali dell'Emilia-Romagna, che è in vigore dal 2009. Finora, 4.244 accertamenti (872 nel 2013) hanno portato all'incasso di circa 22 milioni di euro (9,5 nel 2013), che salgono a 30 con le rate da versare su accertamenti già chiusi. In tutto, dal 2009, è stata rilevata un'evasione di 70,5 milioni di euro.

La città che per evasione accertata è in testa alla classifica regionale è Reggio Emilia (7,4 milioni di euro), seguita da Bologna (5,1), Modena (3,8), Rimini (3,2) e la sorprendente Formigine (3). Per province, invece, è al comando con netto margine Modena (19,3 milioni di euro), che precede Reggio Emilia (12,3) e Bologna (11,4). Il primato della riscossione, però, è sempre della provincia di Modena, con 6,6 milioni contro i 5,7 di Bologna e i 2,9 di Reggio Emilia.

VI PIACCIONO I GNOCCHETTI? MANGIATELI DA DANILO IN VIA COLTELLINI

Ho confessato più volte che sono molto ghiotto di gnocchetti (a me piacciono soprattutto al burro) e che il mio giudizio, quindi, è un po' deviato. Vi prego, però, di credermi sulla parola, perchè quelli che si possono mangiare da Danilo, patron dell'omonimo ristorante in via Coltellini 31 a Modena (tel. 059/225498), sono i migliori che io abbia mangiato in vita mia. E vi assicuro che ne ho provati tanti. Qual è il "segreto" di Paola, la cuoca che ne prepara diverse porzioni al giorno? Ha trovato un equilibrio fra patate e farina assolutamente perfetto. Ve li consiglio al burro e salvia, ma anche le versioni al ragù o al pomodoro sono di primissima qualità.

Danilo e il suo staff
Una visita da Danilo (la chiusura è alla domenica) vale la pena anche per il resto 
del menù, che propone: tortellini in brodo, tortelli di zucca o ricotta, lasagne 
e tagliatelle. Un altro "must" è il carrello dei bolliti, sempre fresco, 
accompagnato dalle tradizionali salse e dalla golosa mostarda di Cremona. 
Un altro consiglio che mi sento di dare riguarda la cotoletta "alla Danilo", 
una petroniana rielaborata. La cantina propone le migliori etichette di Lambrusco, 
Sorbara e Grasparossa. Danilo Battilani, che da 40 anni nel suo locale fa ogni 
giorno il tutto esaurito, propone anche i dolci della tradizione, dalla zuppa inglese 
agli amaretti, dalle pere rosse all'Alchermes alla crostata di amarene. 
Il segreto del successo (è sempre meglio prenotare) sta nell'ottimo rapporto 
fra prezzo e qualità. Parola di uno che di buona cucina se ne intende.


Questa è la ricetta (originale) per preparare i "gnocchi alla Danilo".

Ingredienti (per 2 persone)
300 gr. di patate bianche farinose 
200 gr. di farina
80 gr. di burro
mezzo uovo
mezzo cucchiaio d'olio extravergine di oliva
parmigiano-reggiano grattugiato q.b. 
sale q.b.

Lessate le patate con la buccia in abbondante acqua salata. Quando sono cotte, 
sbucciatele e passatele nello schiaccia patate. Impastatele con la farina 
(da aggiungere un po' alla volta), l'olio, l'uovo e un pizzico di sale. Una volta 
ottenuto un composto omogeneo e morbido, staccatene alcuni pezzi e 
arrotolateli sulla spianatoia infarinata per ottenere dei cilindri di circa un centimetro 
di diametro. Tagliateli a pezzetti lunghi due centimetri e rotolateli sui rebbi di una 
forchetta, per creare una rigatura perpendicolare al senso della lunghezza, 
che servirà a trattenere meglio il condimento. Disponeteli sul tagliere 
infarinato, facendo attenzione che i gnocchi restino ben separati l'uno dall'altro.
Cuoceteli in abbondante acqua salata, versandoli lentamente. Dopo pochi minuti, 
nel momento in cui affiorano sono già cotti. Estraeteli delicatamente con l'aiuto 
di un mestolo forato e deponeteli in una zuppiera. Conditeli con il burro fuso 
che avrete già aromatizzato con alcune foglioline di salvia fresca. Serviteli in tavola, dopo averli cosparsi di parmigiano-reggiano grattugiato.

giovedì 10 aprile 2014

RICETTA DEL POLPETTONE DI ZUCCA



  • Ingredienti per 4 persone
  • 1 kg. di zucca
  • 500 gr. di funghi freschi
  • 3 tuorli d’uovo
  • 120 gr.di ricotta
  • 100 gr. di parmigiano reggiano grattugiato
  • 1 spicchio d’aglio
  • 4 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
  • sale q.b.


  • Lessate la zucca in acqua salata, poi scolatela e passatela al passaverdura. Nel frattempo, pulite, affettate e rosolate i funghi con l’aglio e l’olio. Quando saranno cotti, uniteli alla zucca e rimettete il tutto sul fuoco a insaporire e asciugare. A fuoco spento, aggiungete la ricotta, il parmigiano reggiano grattugiato grattugiato, i tuorli d’uovo e mescolate finchè gli ingredienti si saranno amalgamati tra loro e il composto risulterà omogeneo. Avvolgetelo in un foglio di carta oleata, ungete uno stampo per plum cake con l'olio e ponete il polpettone in forno a 180C° per 40 minuti. Servitelo in tavola quando è ancora caldo.

martedì 8 aprile 2014

È IL ROSÈ BRUT "QUINTOPASSO" L'ULTIMO NATO IN CASA CHIARLI


Per il gruppo Chiarli l'edizione 2014 del Vinitaly è stata speciale. L'azienda vinicola di Castelvetro ha presentato al salone internazionale di Verona il suo primo spumante metodo classico. 
«Quintopasso» è l'ultimo nato in casa Chiarli, un nome che racchiude in sè la storia di successo dell'azienda. Cinque, infatti, sono infatti le generazioni dei Chiarli, che dal 1860 si sono susseguite alla guida delle aziende di famiglia, oggi rappresentata dai cinque cugini Carlo, Giorgio, Stefano, Giovanni e Tommaso. Cinque sono stati anche i principali artefici che insieme hanno realizzato questo prodotto d'eccellenza: Anselmo e Mauro Chiarli, il direttore commerciale e marketing Roberto Saletta, l'enologo dell'azienda Franco De Biasio e il consulente Gianni Gasperi. Il Rosè brut Qunitopasso è il primo nato di una gamma di spumanti metodo classico e sarà venduto in un prezioso cofanetto contenente quattro bottiglie. 

STANNO DISTRUGGENDO IL PARCO DEDICATO ALLA RIMEMBRANZA DEI CADUTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Ho letto, e pubblico volentieri, le riflessioni sul Parco delle Rimembranze dell'urbanista Lorenzo Carapellese, che ha seguito le ultime vicende del parco cittadino. È una voce autorevole che si esprime contro un progetto distruttivo, che il Comune ha voluto portare avanti a tutti i costi. La mobilitazione dei cittadini, l’attenzione dei media e il lavoro svolto dall’ing. Gaetano Galli, che ha smontato ogni dettaglio del piano di “riqualificazione commerciale” per dimostrare quanto il progetto comunale fosse devastante sul piano dei danni ambientali e distruttivo di un parco storico, soggetto a vincoli precisi, hanno portato all’intervento della magistratura, che ha disposto il sequestro dei cantieri.


Ci voleva la triste storia dei chioschi per riparlare del vecchio, caro Parco di Modena. Di come sia stato da molti anni a questa parte negletto, certamente poco mantenuto. Con panchine vecchie e scassate, lastroni di pietra scomodi e sporchi, prati spelacchiati, cordoli di contenimento delle aiuole spariti da tempo, primo strato di terreno duro come la pietra, senza fiori, in diversi punti senza più erba da chissà quanti anni. Eppure quando si dice Parco si pensa a questo Parco, al parco delle Rimembranze o se si vuole anche al parco delle Mura, qualcuno lo chiama anche Parco Pertini, perché un pezzetto è a lui intitolato. Solo una volontà cieca e bara poteva giocare sui nomi per poter far passare il concetto di valorizzazione con la costruzione ex novo di chioschi in cemento armato che al chiosco come li immaginiamo nella memoria collettiva ben poco hanno a che fare, anzi nulla.
E ci voleva la protesta reiterata di persone attente, sino alla denuncia alla magistratura affinché si fermasse l’ennesimo scempio. L’ennesimo perché altri forse altrettanto gravi ma passati sotto silenzio questo parco li ha subiti eccome. Primo fra tutti il parcheggio (un altro) sotterraneo di fronte dell’ex Questura, ricavato sotto l’aiuola davanti alla scalinata. Ma se è vero che nelle aree verdi storiche non si può costruire soprattutto se l’intervento è spiccatamente privato sarebbe interessante sapere sulla base di quale norma e di quale parere ne è stata concessa la realizzazione, anche da parte della Sovrintendenza alle belle arti e della Commissione edilizia. Sembra, infatti, che l’aiuola che sta sopra il parcheggio sia di proprietà privata e nulla abbia a che fare con il verde tipico delle altre aiuole trasandate del parco. Addirittura l’aiuola è curatissima, circondata da una rete di plastica (per vietarne il calpestio?) e definire ridicola la vegetazione che le è stata apposta attorno è poco. Mancano Biancaneve e i sette nani per avere un campionario di quel che non si può fare in un parco storico pubblico. Oppure quel pezzetto di aiuola è privato? Da quando? E chi glie l’ha data questa proprietà in sottosuolo? Vuol dire, allora, che tutti gli edifici che affacciano su viali del Parco hanno il diritto di fare parcheggi interrati e metterci sopra recinzioni di plastica e nanetti? E se no, perchè quello della ex Questura sì? Forse bisognerebbe chiederlo alla magistratura, visto che altri uffici pubblici sono del parere che si possa costruire ex novo sia sotto che sopra le aree verdi pubbliche storiche.
Basta percorrere poi qualche centinaia di metri per arrivare a piazzale Risorgimento, che di fatto è una rotonda che non c’entra nulla con il parco né è solo una lontana appendice/escrescenza. Al centro, un monumento al re, un parcheggio a raso (ancora!) un vespasiano e una cintura di platani: un luogo ideale per stupri seriali e soddisfacimento dei bisogni al di fuori del vespasiano. Solo a Modena c’è un monumento al re con a fianco un cesso, forse per l’antipatia delle sue genti verso una monarchia codarda, può essere, ma allora che si abbatta il monumento.
Il parco delle mura o, meglio, della Rimembranza dimostra tutti i suoi anni: è diventato nel tempo solo una grande aiuola spartitraffico tra viale Muratori, viale Fabrizi e viale Martiri della Libertà, con in più una rotonda di re, parcheggi e imperatori (Vespasiano) di cui da tempo denuncio l’incongruità rispetto a Porta San Francesco e alla sua bellissima prospettiva che ti invita in centro attraverso un cannocchiale architettonico-urbanistico mozzafiato.

Più che di chioschi/bunker di dimensioni sproporzionate su segmenti di parco a volte non più larghi di 40 metri, il Parco avrebbe avuto bisogno prima di tutto di un attento piano particolareggiato di manutenzione ordinaria e straordinaria delle aree verdi e degli arredi e poi, ma solo poi, di quel minimo di servizi commerciali indispensabili per l’estate e per l’inverno. Un piano di riqualificazione e manutenzione complessiva ne avrebbe dovuto anche rivederne i rapporti con il centro storico e le aree limitrofe. Ad esempio, si potrebbe anche prevederne l’ampliamento, eliminando la percorribilità automobilistica su via Muratori (vera canna dei gas di scarico) tra via Amici e via Fogliani compresa, dotando così finalmente le scuole elementari e medie Pascoli/San Carlo di un'area verde complementare, favorendone al contempo l’accessibilità pedonale e ciclistica a scapito della bolgia quotidiana di auto in quadrupla fila per scaricare ragazzi che dovrebbero invece arrivare a piedi o in bici, visto che quasi tutti provengono dai quartieri limitrofi . Di certo, se non si fa un piano di lungo respiro, il parco così come lo abbiamo conosciuto potrà solo peggiorare. È ora di intervenire, risanando, recuperando, rivendendone le funzioni. È un lavoro di urbanistica, che deve chiamare a raccolta sociologhi e botanici e anche altre specialista di discipline, ma soprattutto è un percorso di dialogo civile fra cittadini e istituzioni, che può anche durare qualche tempo se necessario. Non si tratta di fare un buon progetto di stucco e pittura, ma un buon progetto di civiltà urbana, che reinventi e rinnovi, diventi patrimonio condiviso, sanzioni abusi passati e ne impedisca di futuri e restituisca un parco alla città.

lunedì 7 aprile 2014

LE SEPPIE IN UMIDO CON PISELLI



Ingredienti (per 4 persone)

700 gr. di seppie già pulite
400 gr. di pisellini sgranati freschi o surgelati
4 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
1 carota grande
1 costa di sedano
1 cipolla grande
1 spicchio d'aglio
1 bicchiere di vino bianco
400 gr. di polpa di pomodoro
sale q.b.
pepe q.b.
prezzemolo tritato q.b.


Sciacquate le seppie e togliete i tentacoli. Tagliate le sacche a striscioline piccole. In una ciotola. unite tutte le verdure tritate fini, a eccezione dell'aglio. Mettete il trito in una padella antiaderente e lasciate appassire con un filo d'olio e l'aglio per circa 5 minuti. Unite le seppie e lasciatele cuocere finchè tenderanno ad appassire (circa 10 minuti), poi unite il vino e lasciatelo evaporare. Aggiungete la polpa di pomodoro e lasciate cuocere per mezz'ora circa. Se il sugo tende a restringersi troppo, aggiungete dell'acqua calda. Unite i piselli e lasciate cuocere per altri 20 minuti, aggiungendo dell'acqua bollente. Aggiustate di sale, pepe e, a fine cottura, guarnite il piatto con prezzemolo tritato soltanto a piatto ultimato, per evitare che perda colore e rinsecchisca.