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domenica 9 marzo 2014

VENEZIA HA CANCELLATO DA UNA STRADA IL NOME DEL GENERALE MODENESE CIALDINI CHE ALCUNI STORICI CONSIDERANO UN CRIMINALE DI GUERRA

Mi sono incuriosito leggendo la notizia di una clamorosa iniziativa del Comune di Venezia, municipalità di Mestre, che il 17 dicembre ha deciso di eliminare il nome del generale Enrico Cialdini dallo stradario cittadino. Gli amministratori veneti hanno deciso che un personaggio controverso come il modenese Cialdini non merita uno spazio civico intitolato in suo onore. Poichè Modena a Cialdini ha intitolato non solo un'importante arteria ma anche una storica casa protetta per anziani, viene spontaneo interessarsi più da vicino di questo castelvetrese che fu prima un militare e poi un uomo politico.
Certa storia lo etichetta come una sorta di criminale di guerra, benchè sia stato pluridecorato da casa Savoia e a lungo parlamentare del Regno d’Italia. Alcuni storici, che hanno passato in rassegna le sue imprese nel sud dell'Italia nell’imminenza dell’unificazione del 1861, asseriscono che la furia di Enrico Cialdini – in occasione della sua dichiarata lotta al brigantaggio – si sia abbattuta come un ciclone anche sulle inermi popolazioni meridionali, con arresti in massa, esecuzioni sommarie, distruzione di casolari e masserie, azioni punitive contro interi centri abitati arrivando persino all’eccesso di eccidi come quelli di Casalduni e Pontelandolfo, in provincia di Benevento.
In occasione di questi due episodi, diverse cronache dell’epoca raccontano che il 14 agosto 1861 Cialdini ordinò una vera e propria strage di rappresaglia, che fu eseguita dal Regio esercito piemontese ai danni della popolazione civile dei due Comuni. L’iniziativa fu conseguente all'uccisione di 45 militari dell’esercito piemontese, catturati alcuni giorni prima da “briganti” del posto. I due piccoli paesi furono quasi rasi al suolo, lasciando circa 3.000 persone senza dimora e facendo un numero di vittime tuttora incerto, compreso tra il centinaio e il migliaio. Si racconta che le donne furono violentate o uccise, mentre l’esercito saccheggiava tutti i beni. Chi non morì fucilato, fu arso vivo all’interno delle abitazioni.
Chi oggi rivendica la rilettura di queste drammatiche pagine di storia denuncia che l’azione del Cialdini di lotta contro il brigantaggio ebbe in realtà, come principale obiettivo strategico, quello di evitare una sollevazione anti-piemontese e filoborbonica delle province meridionali. Cialdini è accusa di avere, con estrema severità, agito non solo contro i briganti, ma anche contro la popolazione accusata di appoggiarli, talvolta senza alcun fondamento, ergendosi a nemico del brigantaggio, sebbene quest'attività, ormai, avesse perso l’appoggio popolare, degenerando in semplice banditismo. Occorreranno ancora molti anni prima che si riesca a definire con chiarezza l’intera azione politica piemontese nel sud dell'Italia, ma nel caso specifico di Cialdini,  l’abuso di potere indiscriminato è da molti considerato un dato acquisito.
Un saggio quantomeno del piglio del Cialdini è offerto da un telegramma inviato al Governatore del Molise nel 1860. Ecco come si esprime il militare: “Faccia pubblicare che fucilo tutti i paesani armati che piglio. Oggi ho già cominciato”. E il Governatore esegue l’ordine perentorio: “Tutti i Comuni della Provincia dove si son manifestati o si manifesteranno movimenti reazionari sono dichiarati in istato d’assedio. In tutti i comuni sarà eseguito un rigoroso e generale disarmo… I cittadini che mancheranno all’esibizione delle arme di qualunque natura, saran puniti con tutto il rigore delle leggi militari da un consiglio di guerra subitaneo. Gli attruppamenti saran dispersi con la forza. I reazionari presi con l’arma saran fucilati…Gli spargitori di voci allarmanti saran considerati reazionari e puniti militarmente con rito sommario".
Al compimento delle sue imprese, Cialdini fu eletto deputato al primo (1860) e al secondo (1861) Parlamento italiano, nella circoscrizione di Reggio Emilia. Il 13 marzo 1864, fu nominato senatore da Vittorio Emanuele II. Nel 1869, divenne ambasciatore speciale in Spagna, al fine di favorire un esponente della casa Savoia al trono vacante, di cui fu insignito Amedeo d’Aosta con il titolo di Amedeo I di Spagna. All’abdicazione di Amedeo, l’11 febbraio 1873, Cialdini divenne ambasciatore italiano in Francia fino al 1881, quando prese definitivo congedo dalla vita politica.

La delibera approvata a Venezia con 25 voti favorevoli e un solo astenuto (un esponente della Lega Nord) appare come un primo tentativo di riparare simbolicamente a questa oscura pagina della storia unitaria. Non è escluso che a questa iniziativa faccia seguito una vera e propria ecatombe di “via Cialdini” nella toponomastica del Sud, dove vie cittadine dedicati al generale modenese sono innumerevoli, a dimostrazione che la storia la scrivono sempre i vincitori. E a Modena, cosa diranno quelli che della carriera di Cialdini poco o niente sanno?

giovedì 6 marzo 2014

NÉ PACE NÉ RISPETTO PER LUCIANO PAVAROTTI

Non c'è pace per Big Luciano, la cui memoria nella sua città natale, a ben 7 anni dalla sua scomparsa, è affidata ancora solo all'intitolazione del teatro che ha visto il suo esordio. Cambiare nome da Teatro comunale a Teatro Pavarotti è stato il minimo sindacale che le istituzioni modenesi potessero fare per ricordare il grande concittadino che ha portato in giro per il mondo il nome della nostra città. Ricordo ancora quando a Seul, in occasione delle Olimpiadi del 1988, un taxista coreano che mi riportava in albergo, sapendo della mia modenesità, ricordò Pavarotti e si mise a cantare il suo famoso "Vincerò".
Big Luciano, proprio nella sua città è vergognosamente dimenticato. Il monumento che il Consiglio comunale aveva deciso all'unanimità di innalzare a proprie spese è stato sorprendentemente bloccato dall'irremovibile volontà della vedova del tenore. Nicoletta Mantovani, sbandierando i suoi diritti sull'immagine del marito, che pure ha venduto alla Nutella e alla San Pellegrino, pretenderebbe che il monumento si facesse soltanto al Novi Park, in mezzo al parco archeologico che sovrasta il discusso parcheggio sotterraneo. Persino Sandrone, nel suo ultimo sproloquio carnevalesco, ha criticato la Giunta comunale per questa imperdonabile dimenticanza. Senza dimenticare poi che anche il museo che avrebbe voluto allestire la Mantovani si è fermato davanti a una richiesta di fondi della vedova non accolta dal Comune.
Ingiustamente sfortunato il grande tenore, nel cui ricordo Dubai avrebbero dovuto innalzare la Pavarotti Tower, un grattacielo di ben 23 piani nell'isola artificiale di Jabel Ali Palm, che avrebbe dovuto ospitare un museo (al quale era ovviamente interessata anche la Mantovani) con ogni piano dedicato a una famosa romanza del tenore e un ristorante con ricette della cucina modenese tanto amata da Luciano. L'operazione, che coinvolgeva anche un costruttore modenese, si è bloccata per colpa della crisi al 13° piano e ha innescato una complicata vertenza legale. Anche a Fanano, la costruzione del resort intitolato a suo nome, si è bloccata. La società che doveva costruire e della quale la socia di maggioranza era proprio Nicoletta Mantovani, ha trovato un'intesa per dar vita a un nuovo progetto ridimensionato. Anche qui, insomma, una questione di soldi, che vede un acquirente far ricorso per gli appartamenti mai costruiti. Una brutta storia, insomma, che anche in questo caso coinvolge il nome del grande tenore, usato strumentalmente per trovare "clienti".

Per rimediare a questa mancanza di rispetto verso Pavarotti, consiglio alla prossima giunta comunale, quando organizzerà in settembre il consueto concerto per ricordarne la scomparsa, di rivolgersi a Placido Domingo e Jose Carreras, che con il tenore modenese hanno girato il mondo con le loro applaudite esibizioni. Sarei molto sorpreso di sapere che i due artisti, per portare omaggio alla memoria dell'amico con il quale hanno raccolto ovunque ovazioni per il "Concerto dei tre tenori", volessero un cachet da mettere in ginocchio le finanze del nostro Comune. Almeno, per rimediare alla squallida dimenticanza di riconoscenza andata in scena finora, varrebbe la pena di provare.

LE PAROLE DEL GERGO MODENESE (2)

Alcune voci del gergo modenese hanno un significato erotico-sessuale o anche soltanto volgare: afèr, afèri, arnés (organo sessuale maschile); bàito, confusione, grande disordine, casino, casa di tolleranza (pare derivi dall'antica parola tedesca "Wahta", guardia, che divenne poi "baite" in dialetto friulano col significato di capanno da cacciatore e ricovero per pecore, luogo dove c'è sempre disordine); bernardéra, garçonniere; sbafiòuna, organo sessuale femminile.
Voci del gergo comune sono: aciùga, persona molto magra; agonia, chi ha un aspetto poco sano; anàrchic, fagioli, perchè provocano nell'intestino effetti che si manifestano all'improvviso; arlói, orologio ma anche cuore (chiaro il riferimento al ritmico battito di entrambi); arustìr, rustìr, arrostire ma anche rubare; bàbi, babésta, matto, poco normale, perchè a Milano "el babi" è il manicomio e a Torino il manicomio criminale; bacài, comizio, discorso ufficiale; bacaiadór, avvocato, chi parla molto; bacaiadóra, la radio; batèint, al singolare indica "l'orologio", al plurale "i denti"; batèint éd pulèinta”, al singolare significa "orologio d'oro", al plurale "denti d'oro" (“pulèinta” indica il colore dell'oro); bértla, tasca (in molti dialetti, "berta" sta per "tasca"; "mettere in berta", quindi, ha il significato di "risparmiare"; a Milano, invece, "berta" sta per "pistola"); bgòun, scarafaggio, ma anche prete (un tempo, era usato spregiativamente dagli anticlericali); biàndi, sigarette di contrabbando (deriva dal colore del tabacco usato in genere per le sigarette di produzione straniera); biasadóra, dentiera; martlàtt, i denti.

(continua)

mercoledì 5 marzo 2014

LUCA MARCHINI FRA I GRANDI CHEF A VENEZIA

Dal 16 al 18 marzo, nella splendida cornice della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista di Venezia, torna l'evento "Gusto in scena". Chi partecipa alla tre giorni potrà assistere a "Chef in concerto", che avrà come tema “La cucina del senza”, alla degustazione "I magnifici vini", con 150 cantine selezionate, e a "Seduzioni di gola", un assaggio d'interessanti sfizi gastronomici.
Durante la sesta edizione, "Gusto in scena" rivoluzionerà il concetto stesso di cucina, proponendone una nuova, capace di unire i piaceri della tavola a quelli della salute. "Chef in concerto" vedrà impegnati importanti nomi della ristorazione di alto livello e grandi pasticceri, che saranno chiamati a costruire a una nuova grande cucina, attraverso studi di piatti senza grassi, senza sale o senza zuccheri aggiunti.
I maestri pasticceri prepareranno due dessert senza zucchero e gli chef un piatto senza sale e uno senza grassi, per dimostrare come sia possibile sostituire, attraverso la ricerca e la creatività, ingredienti di cui generalmente si abusa in cucina.
Tra gli chef sarà presente anche Luca Marchini (nella foto), patròn del ristorante "L'erba del re" e presidente del consorzio "Modena a tavola", il quale affiancherà colleghi famosi come presenti Carlo Cracco, Vincenzo Candiano, Fabio Baldassarre, Herbert Hintner, Aurora Mazzucchelli, Nicola e Luigi Portinari, Luigi Taglienti, Paolo Teverini, Ilario Vinciguerra, Andrea Aprea, Heinz Beck, Cristian e Manuel Costardi, Luca Veritti, Oscar Cavallera e Alfonso Caputo.  I pasticceri all'opera per creare dolci senza zucchero saranno: Ernst Knam, Luigi Biasetto, Gianluca Fusto e Iginio Massari.


lunedì 3 marzo 2014

LE PAROLE DEL GERGO MODENESE (1)

Il gergo modenese è quel modo di esprimersi che, un tempo, era utilizzato per non farsi capire dagli altri, per mantenere la comunicazione (i motivi erano diversi, a volte onesti ma altre un po’ meno) all’interno di un gruppo ristretto. In genere, il gergo usciva dal carcere, dove la necessità di non farsi capire se non dagli “amici” era fisiologica. C’è anche un gergo degli zingari, che spesso, ancora oggi, si trasforma in segni lasciati sui muri delle case, così come c’è un gergo malavitoso. 
In altri casi, la derivazione è più classica, come per “conquibus”. In genere, indica il denaro dovuto per un lavoro, una mediazione o la conclusione di un affare. Si dice, ad esempio, “rivèr al conquibus”, che significa “giungere alla fine di una trattativa o anche di un discorso”. Deriva dal latino “cum quibus”, parole che danno inizio all’ultima parte del “prefazio”. Il “prefazio”, nelle messe solenni, è un brano piuttosto lungo, cantato dal celebrante, generalmente piuttosto vecchio, con voce chioccia e monotona. Insomma, quando i fedeli sentono “cum quibus et nostras voces...”, tirano un sospiro di sollievo, pensando che ormai la lunga orazione è finita.

Il profeta Habacuk
Altre parole del gergo modenese derivano dal tedesco, come "Spielen", da cui "spillare" (giocare, soprattutto a carte, con in palio dei soldi) e "spiladór" (giocatore incallito), o "Schlafen", dormire, da cui il nostro "andèr a slòfen", andare a dormire. Un capitolo a parte meriterebbero le tracce, nel gergo modenese, del linguaggio ebraico e di quello zingaresco. Segnalo solamente alcuni esempi: bernocài, occhiali; bacócch: bacucco, rimbecillito, vecchio decrepito (è la pronuncia modenese del nome del biblico Habacuk, l'ottavo dei dodici profeti minori, sempre raffigurato nelle sembianze di un vecchio cadente); sagatèin, tormento, fastidio; badanài, ciarpame, frastuono, contesa, povero diavolo (deriva dall'invocazione ebraica "be adonài"; zebedèi, testicoli; salamelèch, salamelecchi (deriva dall'ebraico "Shalom", saluto).
(continua)